Impianti dentali: complicanze implantari e complicanze biologiche

30/03/14 21.36 |  Redazione DentalAcademy

Negli ultimi anni diversi studi hanno analizzato le più frequenti complicanze implantari, effettuando ricerche a lungo termine che rivelassero quali fossero e con quale incidenza si manifestassero complicanze cliniche a carico degli impianti.

Si è concluso che vi sono due tipi di complicazioni: quelle di tipo biologico e quelle di tipo meccanico.

Le complicazioni biologiche sono identificabili essenzialmente con le perimplantiti, e quindi sono a carico dell’apparato anatomico strutturale che supporta l’impianto (da cui il termine biologiche). Le complicazioni meccaniche hanno invece a che fare con la componentistica da cui è costituita, nel suo complesso, una riabilitazione implanto-protesica.

Queste ultime sono: svitamento o perdita della vite di serraggio, frattura della vite di serraggio, perdita di ritenzione della sovrastruttura protesica, frattura dell’abutment, frattura dell’impianto, frattura della struttura metallica della corona e frattura della porcellana. Molti studi sono stati condotti a riguardo.

Esistono studi in vitro e in vivo condotti su vari tipi di impianti, che hanno indirizzato la ricerca verso alcune precise direzioni.

Le case produttrici, negli ultimi anni, hanno mirato a ridurre il rischio di problematiche meccaniche variando il diametro degli impianti, modificando il disegno delle connessioni implantari e cambiando i materiali.

Tutte queste valutazioni vengono fatte sottoponendo il sistema implanto-protesico a fatica. La fatica non è altro che una simulazione accelerata di utilizzo di un dispositivo destinato a essere impiantato per anni. Questo permette di evidenziare e studiare il comportamento del sistema implanto-protesico nel caso di processi di costruzione errati o di difetti del sistema, quando si possono provocare inneschi di rottura insieme con la progressiva propagazione di un crack che porta a una frattura catastrofica sotto l’azione di ripetuti carichi. La fatica è perciò la maggiore causa dell’instabilità abutment-fixture, determinando in prima istanza lo svitamento della vite di connessione e, in casi estremi, la sua frattura.

La permanenza all’interno del cavo orale di un impianto dentale e della sua soprastruttura protesica dipendono da molti parametri che non possono essere simulati totalmente in laboratorio. Il test dinamico di resistenza a fatica valida la capacità dell’impianto di resistere a carichi che simulano lo stress masticatorio, attraverso condizioni sperimentali in vitro, molto vicine alla realtà.

Lo svitamento è stato riconosciuto come la più frequente problematica meccanica implantare anche da altri studi. Lo svitamento può portare alla frattura della vite di serraggio.

Come è facile immaginare, l’allentamento della vite di serraggio comporta un aumento delle sollecitazioni all’interfaccia della connessione, di conseguenza si ha un’apertura dello spazio tra le interfacce impianto-moncone e di conseguenza vengono prodotti movimenti rotazionali negativi e incontrollati del carico protesico.

Molto importante è dunque la precisione della connessione. Quando le sollecitazioni occlusali superano il limite di deformazione plastica del materiale della vite, si arriva alla frattura della stessa.

La vite rappresenta indubbiamente la parte dell’impianto che è più esposta alla frattura per via del suo ridotto diametro rispetto a quello dell’impianto o dell’abutment.

Nel caso di svitamento o frattura della vite di serraggio, la soluzione è la sostituzione della stessa con una nuova vite di serraggio. La vite tende a fratturarsi più spesso in due punti specifici in cui si concentrano i carichi: a livello del cambio di sezione tra gambo e vite e alla radice della prima spira (dove si concentra il grosso del carico).

La frattura del collo dell’impianto è una problematica ben più complessa da risolvere.
Può essere dovuta, nel caso di connessioni interne, a uno spessore del collo implantare troppo piccolo e non in grado di sopportare i carichi masticatori.

La frattura del corpo dell’impianto stesso è invece più difficile, poiché deve essere presente una notevole retrazione ossea tale da avere un effetto leva, da parte delle forze agenti sull’impianto, della forza necessaria a creare la frattura dell’impianto.

Questi ultimi sono i tipici casi in cui a un fallimento biologico dell’impianto (perimplantite), si associa, in un rapporto di stretta consequenzialità, anche il più catastrofico fallimento meccanico (frattura dell’impianto).

La masticazione, con i suoi movimenti, provoca lo sviluppo di forze di taglio e di forze verticali che si scaricano sulle viti di serraggio, generando dei movimenti torcenti: se questi sono opposti alla filettatura serrano la vite di serraggio del moncone, in caso contrario, con estrema facilità, le viti verranno allentate. Le vibrazioni dannose che portano all’allentamento della vite possono esplicarsi sia in direzione longitudinale, sia in direzione trasversale, sia contemporaneamente in entrambe le direzioni. Le vibrazioni trasversali possono derivare da carichi orizzontali alternati e sono molto più dannose delle altre, perché possono portare al rapido allentamento di una qualsiasi vite non frenata.

Anche le forze longitudinali, derivanti da carichi assiali pulsanti, possono dare origine ad allentamenti, ma di minore entità.
Clinicamente il problema dello svitamento tende a verificarsi più frequentemente a livello degli impianti singoli, e soprattutto in pazienti bruxisti o parafunzionali.

Con il miglioramento della precisione delle connessioni protesiche e di protocolli standard di serraggio delle viti protesiche, l’incidenza delle problematiche è nettamente diminuita.
La presenza di cantilever crea delle forze torcenti negative e favorisce l’allentamento della vite di serraggio.

Oltre al valore di precarico della vite e al disegno occlusale, altri fattori importanti ai fini della stabilità della vite e dell’abutment possono essere la posizione della fixture e la precisione, l’adattamento e la rigidità della corona protesica.

Complicanze biologiche
Secondo il 1° Workshop Europeo di Parodontologia del 1993, con il termine perimplantite si intende un processo infiammatorio distruttivo che colpisce i tessuti duri e molli intorno a un impianto osteointegrato, determinando così la formazione di una tasca perimplantare e la perdita di tessuto di supporto. Le perimplantiti costituiscono le più frequenti cause di fallimenti a lungo termine (cioè successivi al caricamento protesico) degli impianti.